Apple: dalla bancarotta al 300x. In soli 20 anni.

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Sono passati poco più di vent’anni. Era il 1997, io di anni ne avevo 13 e il mio rivenditore Apple mi diceva che erano preoccupati e che probabilmente nel 1998 non avrebbero più trattato i Mac. Io me lo ero fatto regalare 2 anni prima, un Macintosh; e rischiavo di rimanere “orfano” dell’assistenza post vendita. Era il 1995 e lui era un Performa 460; quell’assegno – 2.460.000 lire – ce l’ho ancora stampato nei ricordi indelebili. Un regalo-super, in un momento di follia di mio nonno, che dopo anni di lavoro in fabbrica ha investito una parte del suo TFR sul nipote undicenne. E che mi ha cambiato la vita: ma questa è un’altra storia…

Era il 1997, dicevamo. E buona parte dei personaggi in vista della Valley davano ormai Apple per spacciata. Steve Jobs, anni dopo, ha ammesso, che quell’anno l’azienda disponeva di liquidità sufficiente per affrontare al massimo un trimestre.

Pochi giorni fa l’azienda di Cupertino è diventata la prima società quotata in Borsa a valere oltre un trilione di dollari, mille miliardi. Siamo sicuramente di fronte a una delle più grandi creazioni di valore della storia del capitalismo globale. Basti pensare che :

• Le azioni della società sono cresciute di oltre il 50.000% dal loro debutto a Wall Street nel 1980. Negli stessi 4 decenni l’S&P 500 è salito approssimativamente del 2.000%.

• Chi avesse investito appena 1.000 dollari in azioni apple nel 1997, oggi potrebbe contare su un patrimonio di oltre 333.000 $

La corsa alla rinascita è partita dalla decisione, coraggiosa e lungimirante, di acquistare la Next di Steve Jobs per 400 milioni di dollari, nel 1996. All’epoca quell’azienda disponeva infatti di un OS molto avanzato (NextStep) ma presentava bilanci costantemente in perdita. Apple, invece necessitava di un nuovo sistema operativo per poter competere con la sempre più agguerrita Microsoft, che a metà degli ’90 era un sostanziale monopolio nel mondo del personal computing. Deal done.

Jobs al suo rientro ha annullato il 70% dei progetti in cantiere a Cupertino e avviato un’ambiziosa e geniale campagna di re-branding (Think Different), accostando il marchio dell’azienda a personalità storiche irriverenti, anticonformiste e ribelli, che hanno davvero cambiato il corso degli eventi.

È il 1998 e Jobs lancia il primo iMac, un computer nuovo, bello e colorato. Pochi mesi dopo annuncerà il primo quarter in profitto dopo anni di perdite.

Ma è l’iPod il vero turning point: lanciato poco dopo l’11 settembre 2001, ha venduto oltre 400 milioni di unità, trasformando Apple da un’azienda di computer a qualcosa di più, grazie anche all’introduzione di iTunes music store e gli storici accordi negoziati e siglati personalmente da Jobs con le major discografiche.

Nel 2007, l’iPhone è la conferma definitiva di un’azienda di successo planetario condotta da un manager in blue jeans dispotico, carismatico e geniale che sa anticipare ciò che i consumatori desidereranno con qualche anno di anticipo.

I numeri: quando Steve Jobs ha ripreso il timone di Apple, l’azienda capitalizzava circa 3 miliardi di dollari. Al passaggio di consegne a Tim Cook, la stessa valeva circa 350 miliardi. Jobs ne ha moltiplicato il valore di oltre 100 volte.

Nell’agosto del 2011, il direttore operativo, Tim Cook, ha quindi preso le redini di un gigante, che ormai molti consideravano “arrivato” e con spazi di crescita limitati.

E invece no. iPhone dopo iPhone, trimestre dopo trimestre, il gigante di Cupertino ha continuato la sua crescita inarrestabile e il rodato COO è riuscito addirittura a triplicare le dimensioni di quello che era già un gigante dell’hi-tech 7 anni fa.

Molti dei risultati sono dovuti a un’eredità positiva lasciata dal co-fondatore, alias, l’azienda ha vissuto di rendita. Ma Cook è stato incontrovertibilmente capace nell’execution ferrea, ed i numeri di bilancio sono li a dimostrarlo. Si tratta dell’impresa hi-tech più profittevole in assoluto, che oggi dispone di oltre 250 miliardi di dollari di liquidità.

Sono convinto che la maggior parte dei CEO avrebbe terminato la corsa molto prima, adagiandosi sulla rendita di posizione.

L’augurio, lato utente e imprenditore, è che l’azienda continui a destinare risorse sempre più ampie all’attività di ricerca e sviluppo, restando sempre una spanna più avanti rispetto alla concorrenza. Steve aveva questo desiderio e ardore che le cose andassero così.

Per il momento, un grazie Steve, per aver reso il mondo un posto migliore.

E grazie anche a te, nonno.

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