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Decreto Guida-Italia

Per il post di oggi lascio direttamente la parola al mio amico Andrea Guida, che sul tema ha già detto tutto quello che di buono e giusto si può dire . Passo e chiudo.

Se avessi tutto il potere per rimettere in moto l’economia e togliere l’impasse sul sistema elettorale/mancanza di leader, io farei cosi’:

– TASSE. 30% tassazione, aliquota unica. Mancano i fondi per garantire? Me ne frego. Accumuliamo debito ovunque, paghiamo 20miliardi al Monte Paschi, prendiamoci sto rischio: dal 1 gennaio 2018 TUTTI pagano il 30%. Carcere a tutti coloro che evadono con dolo dopo il 1° Gennaio (non lo faranno con la condizionale, ma intanto fatevi un processo penale, poi la seconda volta ne riparliamo..).

– TROPPA CONCENTRAZIONE RICCHEZZA. In Italia le caste sono peggio che in india. Chi fa l’imprenditore, il freelance, insomma vive del suo e si confronta con il rischio quotidiano, va aiutato a poter crescere, emergere. Magari un giorno darà da mangiare ad altre famiglie, magari già lo fa e Dio solo sa quanta fatica sia la responsabilità degli stipendi di altre persone. Per me deve avere dei vantaggi: scaricare TUTTO. Se le tue spese rientrano in parametri compatibili con il business che sviluppi, tutto viene dedotto al 100% lo stesso anno (perché fra 4 anni nemmeno so se faro’ ancora questo lavoro). Poi voglio dire… se i figli a carico comportano agevolazioni, perché non dovrebbero esserlo i dipendenti/famiglie a carico?

– LAVORO DALL’ ESTERO. Si attirare capitali è importante, ma attiriamo aziende, lavoro, persone e i capitali arriveranno. Vanno fatti importanti incentivi per attirare aziende straniere e supportare gli imprenditori italiani (per esempio detassazione sugli utili per i primi 5 anni e agevolazioni sul costo del lavoro) su specifiche zone di italia NON depresse. In altre parole: pompiamo dove c’e’ qualcosa da pompare. Non si inventa nulla ci sono altri paesi che lo hanno fatto e mi pare abbia funzionato benino. Meglio dei tentativi italioti. Londra vacilla, una occasione da non perdere.

– RIENTRO DEI CERVELLI. Porca miseria, hanno fatto le università qui, lo stato ha investito e vanno via. Chi rimane? I mediocri o i fortunati che possono permettersi di aspettare. Al ritmo di 150mila italiani che lasciano l’italia ogni anno cosa aspettiamo a fermare l’emorragia? Se rientrate per 5 anni non pagate 1 euro di tasse e i 20 miliardi di MPS gli usiamo per fornirvi mutui, finanziamenti, leasing: create aziende, comprate case.

– EDUCAZIONE. Sto paese non lo si cambia con un Governo nuovo. Ci vorranno decine di anni e senza una educazione adeguata non si va da nessuna parte. Il sistema scolastico non funziona più non tanto tecnicamente ma perché non risponde alle esigenze valoriali di oggi (la famiglia non fa piu’ quello che deve con la stessa sistemicità di 50 anni fa) e perché forma secondo nozioni che servono principalmente a creare lavori necessari OGGI e non fra 30 anni.

Ci vuole fermarsi, ascoltare gli esperti da tutto il mondo e insieme a loro prendersi questa sfida: in 10 anni le migliori scuole del mondo DEVONO ESSERE ITALIANE, dobbiamo avere almeno 3 istituti italiani in tutte le classifiche e avere molti progetti pilota per inseguire continuamente l’innovazione nella formazione. Singapore stiamo arrivando.

– BLOCCO DEMOCRAZIA. Tutto sto casino sulla legge elettorale, la mancanza di leader da destra a sinistra, la pietosa qualità media della classe politica… e poi tutte le soluzioni proposte al limite del ridicolo. Vogliamo essere disruptive? E allora pensiamo oltre la siepe sul serio.

Guardate la brexit e Trump, ma anche alla Francia alle prossime elezioni. Sempre di più ci sono le zone sviluppate (tipicamente le megalopoli) e poi c’è il resto del paese.

Questa dicotomia è frutto della esperienza quotidiana del lavoro e della vita sociale. Nelle città c’è piu’ internazionalizzazione, meno potere dei social di influenzare, più apertura al diverso, allo straniero etc etc. Non solo Londra come Parigi, come Milano pesano sul PIL nazionale per molti punti percentuali.

Cosa aspettiamo a cambiare le cose?

A me sembra evidente che se dobbiamo riformare il sistema elettorale è bene immaginarlo nel tentativo di bilanciare questa dicotomia in modo che si possa trattare le esigenze delle due “anime” in modo corretto senza per questo condannare l’altra parte del paese (numericamente tra l’altro meno numerosa).

Le città-stato devono avere più potere. Intanto smettiamola con sto teatrino e creiamo delle vere aree municipali, cosi’ che Milano diventi una città da 8/10 milioni di abitanti alla stregua di altre metropoli, idem per Roma, Napoli etc.

E poi facciamo sì che sia un unico governo locale (basta sta assurda guerra o comunque basta con la trattativa continua tra comune-provincia-regione manco fossero 3 paesi diversi) che sia forte, eletto con il sistema che volete ma che poi il suo RESPONSABILE sieda nella seconda camera del paese e abbia il potere di influenzare seriamente le politiche nazionali alla stregua di poter cambiare quello che serve a livello città-stato.

Poi se volete vi racconto cosa farei su sanità, turismo, trasporti, esteri…   “

Andrea Guida

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