Bilancio Expo SpA: i 2 sporchi trucchi per portarlo “in utile”

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Quando ho letto sul Corriere questa mattina che “secondo i dati del rendiconto di esercizio la società Expo SpA ha generato oltre 30 Milioni di euro di utile”, mi è subito venuta in mente la Arthur Andersen e le sue prodezze ai tempi del crack Enron.

Non che abbia scarsa considerazione della testata, ma avendo seguito i risultati economici di Expo SpA negli anni, una così repentina inversione del trend mi è apparsa poco verosimile.

Perché Expo SpA ha perso sempre denaro.

2009: -8,4 Milioni €

2010: -10,5 Milioni €

2011: -4,2 Milioni €

2012: -2,40 Milioni €

2013: -7,4 Milioni €

2014: -45,25 Milioni €

2015: -23,8 Milioni €

Che, cumulati, superano i 100 Milioni di Euro di perdite complessive.

Analizziamo più a fondo il 2015, che è stato l’anno del “delivery”, ovvero dell’arrivo sul mercato del “prodotto Expo”, che complessivamente ha generato quasi 1,8 Miliardi di euro di ricavi. Così composti:

• 427 Milioni € dalla vendita dei biglietti di ingresso

• 214,5 Milioni € da sponsorizzazioni

• 102,2 Milioni € da ricavi specifici Expo, ovvero vendite di cibo e gadget, ricavi per l’affitto da Paesi partecipanti, convenzioni attività etc.

• 15 Milioni € “altri ricavi”: risarcimenti assicurativi e sopravvenienze attive

• 8,2 Milioni € utilizzo fondi

• Oltre 1 Miliardo di € di contributi.

Conto Economico Expo SpA

Conto Economico Expo SpA

I costi dell’anno sono ammontati a 1.820,7 Milioni di euro, con un risultato negativo di -23,81 Milioni di euro per l’anno 2015.

Ora, come ha fatto il comunicato stampa di Expo a dichiarare questi fantomatici 30 Milioni di utile?

Sporco trucco n.1 : Patrimonio vs. Utile Netto
In modo assolutamente inconcepibile hanno preso questo dato dal “Patrimonio Netto”. Ma facciamo due righe di approndimento, per capire bene il trucchetto utilizzato ai fini di distorsione della comunicazione.

Un bilancio è essenzialmente suddiviso in due parti: il Conto Economico e lo Stato Patrimoniale. Il primo, fotografa come è l’andato l’anno dal punto di vista di Ricavi e Costi ed abbiamo già visto numeri non positivi riguardo: -23,8 Milioni di euro sul 2015. Lo Stato Patrimoniale è invece la fotografia di come sono messe le Attività e le Passivitià di un’impresa. La sottrazione tra Attivo e Passivo fa sempre zero nei conti di ogni impresa, perché ad ogni euro disponibile (fonte) deve essere sempre associato un impiego, ovvero “come è stato utilizzato quell’euro”.

Da bilancio, nel 2015, il totale Attivo è di circa 545 Milioni di Euro, con un passivo di importo corrispondente.

Attivo Expo SpA

Attivo Expo SpA

Immobilizzazioni Expo SpA

Immobilizzazioni Expo SpA

Le attività (asset) di Expo sono naturalmente: concessioni, marchi, terreni, crediti verso clienti, immobili, cassa, attrezzature varie etc.

Le passività di Expo sono : debiti (in larga parte, circa 430M), fondi TFR per i dipendenti, garanzie verso terzi e il capitale sociale a cui si aggiungono le riserve, versate sempre dai soci.

Il Capitale sociale (sembra strano, ma è una passività, in quanto è un debito che la società ha nei confronti dei soci) che ammonta a 10,12 Milioni di Euro. Le riserve versate erano, al 31-12-2015, circa 122 Milioni di euro. A questo sottrattiamo circa 102 Milioni di euro che sono le perdite cumulate tra il 2009 e il 2015 ed otteniamo circa 30 Milioni di euro. Questo risultato, in ragioneria, prende il nome di “Patrimonio Netto”, ma nel comunicato ci vogliono far credere che questo numero si possa interscambiare tranquillamente con un’altra dimensione quantitativa aziendale chiamata “Utile Netto”. Che è ben altra cosa.

Come detto, abbiamo da una parte 545 Milioni di Attività e dall’altra 545 Milioni di Passività. Ma l’equazione tra le due è in equilibrio precario per almeno due motivi:

  1. mentre coloro che hanno debiti nei confronti di Expo SpA (fornitori, INAIL, INPS) presto o tardi reclameranno le loro spettanze (parliamo di oltre 400M €) , non è detto che l’azienda riuscirà ad incassare i suoi 296 Milioni di crediti. E se per ipotesi solo il 20% di questi crediti non venissero riscossi, la perdita del 2015 triplicherebbe seduta stante: da -30M a -90M solo sul 2015.
  2. a bilancio ci sono tra gli asset 82 M € di immobilizzazioni
    materiali, tra terreni, fabbricati e macchinari. Voi ci mettereste la mano sul fuoco che tutti gli immobili – tutti – le attrezzature e quan’altro, oggi, post-evento, valgono esattamente quella cifra?  Se lunedì mattina li mettessero in vendita, considerato il chiaro di luna del settore Real Estate, è un valore di realizzo credibile? A mio avviso no. Se quegli immobili fossero venduti – più realisticamente – a metà prezzo, ci sarebbero altri 40 Milioni di perdita secca e si arriverebbe a -130 Milioni sul 2015.
Debiti Expo SpA

Debiti Expo SpA

Sporco trucco n. 2: “contributi dei soci”
Ma torniamo un attimo al fatturato 2015, che ricordiamo essere stato circa 1,8 Miliardi di euro: di questi, solo il 41% circa è stato generato dalla vendita di biglietti per l’esposizione. Ben oltre il 50% dei ricavi del 2015 sono stati invece generati dalla voce “accreditamento contributi dei soci”, pari ad oltre 1 miliardo di euro.

Chi sono i soci di Expo SpA?
In ordine sparso: Camera di Commercio di Milano, Regione Lombardia, Comune di Milano, Ministero dell’Economia, Provincia di Milano. Enti pubblici mantenuti dalle tasse dei cittadini italiani.

Significa che, senza questo contributo sul 2015 (che si somma ad ulteriori 36M € del 2014), che è pagato da soci che sono anche degli enti pubblici, Expo SpA ha in realtà perso:

– oltre 1 miliardo di euro nel 2015

– oltre 81 Milioni di euro nel 2014

– per un totale cumulato, dal 2009 al 2015, di 1,2 Miliardi di euro

Il trucco è chiamarli “accreditamento contributi”, ma se li chiamassero “finanziamento pubblico”? Quindi, è acclarato: Expo SpA ha generato oltre metà del suo fatturato 2015 letteralmente prendendo soldi dalle tasche dei cittadini.

1,2 miliardi di euro è la perdita minima reale di 6 anni di Expo SpA, perché come visto, se gli asset non saranno liquidati ai valori iscritti a bilancio e i crediti non saranno portati a casa al 100% del valore di realizzo,  il buco non farà che aumentare.

Poi c’è stato sicuramente dell’indotto sul turismo, una maggiore esposizione del brand “Made in Italy”, un aumento dell’attrattività da parte delle multinazionali, la Darsena a Milano e qualche lavoro pubblico velocizzato. Nulla da ridire al riguardo.

Ma non mettetevi a stravolgere la contabilità d’impresa: a quello ci ha già pensato la Arthur Andersen. E oggi non esiste più.

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